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PORTALE ITALIANO DI DIVULGAZIONE DELLA VITA E LE OPERE DI LEONARDO DA VINCI


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Titolo dell'opera: “Il Garzone” o “Lo zòvene agnolo”.
Data di produzione: 1497 circa
Altezza: cm 28
Larghezza: cm 22
Profondità: cm 15
Peso: 4,39 kg
Soggetto: probabile Gian Giacomo Caprotti
Tecnica: terracotta policroma con residui di colorazione originale
Attribuzione: probabile opera di bottega di Leonardo da Vinci
Conservata presso: collezione privata italiana
IL GARZONE, collezione AM - 2024
Il Garzone è un raro busto in terracotta policroma alto circa 28 centimetri, databile alla fine del Quattrocento e riferito, secondo alcune ipotesi attributive, all’ambiente di Leonardo da Vinci durante il suo soggiorno milanese presso la corte di Ludovico il Moro.
L’opera raffigura un giovane dai tratti delicati e ambigui, identificato da parte della tradizione interpretativa con Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì, il celebre allievo e garzone entrato nella casa di Leonardo nel 1490.
Il busto presenta una modellazione estremamente raffinata e una ricchissima decorazione composta da intrecci geometrici riconducibili ai cosiddetti nodi vinciani, elemento ornamentale profondamente legato alla cultura figurativa leonardesca. I motivi decorativi sembrano svilupparsi attraverso linee continue e matematiche, evocando i concetti di armonia universale e continuità della natura tipici del pensiero di Leonardo.
Particolarmente significativa è la lunga capigliatura riccia e fluente del giovane, costruita attraverso vortici dinamici che richiamano direttamente gli studi leonardeschi sul movimento dell’acqua, dell’aria e delle chiome.
Sotto il piedistallo compare un’iscrizione incisa di straordinario interesse storico:
Secondo gli studi paleografici effettuati sull’incisione, la scritta risulterebbe coeva alla realizzazione dell’opera, collocando idealmente il busto nel pieno dell’attività milanese di Leonardo.
In un angolo del fondo del piedistallo risultano inoltre incise le lettere: “Lv”.
Anche questa incisione risulterebbe compatibile con l’epoca rinascimentale. Secondo alcuni osservatori, le lettere potrebbero rappresentare una forma abbreviata riferibile a Leonardo da Vinci o un segno identificativo collegato alla sua bottega.
Il soggetto presenta caratteristiche adolescenziali:
La possibile datazione al 1497 coincide con gli anni giovanili di Salaì all’interno della bottega leonardesca.
Il volto del Garzone possiede una bellezza volutamente ambigua:
Questa ambivalenza è profondamente coerente con la poetica leonardesca della bellezza ideale.
La modellazione evita contrasti netti:
Questo trattamento richiama il principio dello sfumato leonardesco.
I capelli sono costruiti attraverso vortici e spirali continue che sembrano seguire leggi naturali di movimento. Questa concezione dinamica richiama direttamente gli studi di Leonardo sui moti dell’acqua e dell’aria.
Il volto non esprime un’emozione definita:
L’ambiguità psicologica costituisce uno degli elementi più vicini alla sensibilità artistica di Leonardo.
Le analisi mineralogiche e comparative effettuate sulla terracotta avrebbero evidenziato caratteristiche compatibili con l’area orientale dell’attuale territorio milanese, in particolare con la zona dell'attuale Nord-est di Milano identificabile come Trezzo sull’Adda.
Questo dato colloca la materia dell’opera in un contesto geografico coerente con la Lombardia sforzesca frequentata da Leonardo.
Gli studi sui residui cromatici presenti sulla superficie avrebbero individuato pigmenti compatibili con tecniche decorative rinascimentali, confermando l’esistenza di una policromia antica originaria.
Si sono rilevati i seguenti pigmenti:
Biacca, gesso, calcite, verdigris, malachite, ocra gialla, nero d'0sso, foglie d'oro.
Le fratture presenti sul busto spalla sx e guancia sx, frutto di cedimento dovuto a impatto esterno, e le patine superficiali sarebbero risultate compatibili con processi naturali di invecchiamento della terracotta e con una lunga conservazione storica.
Gli studi paleografici avrebbero confermato la compatibilità cronologica delle incisioni con la fine del XV secolo, sia per la datazione del 1497 sia per la sigla “Lv”.
Gli intrecci ornamentali dell’abito sono stati confrontati con i cosiddetti nodi vinciani sviluppati nell’ambiente milanese di Leonardo ( attualmente in fase di approfondimento).
Le analogie riguardano:
Gli studiosi hanno rilevato nel volto del Garzone diverse caratteristiche compatibili con la figura di Salaì:
Secondo alcune interpretazioni, il busto potrebbe rappresentare una idealizzazione simbolica del giovane allievo di Leonardo.

IL GARZONE, collezione AM - 2024

IL GARZONE, collezione AM - 2024

IL GARZONE, collezione AM - 2024

IL GARZONE, collezione AM - 2024

IL GARZONE, collezione AM - 2024

IL GARZONE, collezione AM - 2024
1497 circa
La storia documentata del Garzone attraversa oltre cinque secoli ed è uno degli aspetti più affascinanti dell’opera.
La realizzazione del busto sarebbe avvenuta nel 1497, come indicato dall’iscrizione incisa sotto il piedistallo. In quegli anni Leonardo da Vinci lavorava intensamente alla corte di Ludovico il Moro a Milano, in particolare presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie per la creazione del Cenacolo Vinciano.
1590
Le prime tracce storiche note dell’opera risalirebbero a quest'anno, quando il busto risulterebbe appartenere alla famiglia Bonci della provincia di Arezzo. In ambiente toscano l’opera sarebbe stata conservata come oggetto raro e prezioso, probabilmente già associato alla tradizione leonardesca.
1690
Il busto risulterebbe poi nelle disponibilità della nobile famiglia veneziana Zorzi-Albrizzi di Mestre, importante casata legata agli ambienti culturali e collezionistici della Serenissima. È possibile che proprio in questo periodo il Garzone abbia assunto una dimensione quasi leggendaria come presunta immagine proveniente dalla cerchia diretta di Leonardo.
1949
Una nuova traccia documentaria quando l’opera sarebbe transitata in Germania presso gli antiquari berlinesi Kronenberg, famiglia nota nel mercato antiquario europeo del dopoguerra per il commercio di opere rinascimentali italiane. Questo passaggio rappresenta uno dei momenti più misteriosi della storia del busto e potrebbe spiegare la sua temporanea scomparsa dal panorama collezionistico italiano.
2020
Dopo decenni di sostanziale invisibilità, Il Garzone sarebbe riemerso intorno al 2020 presso un collezionista privato dell’area di Perugia, ultimo proprietario noto dell’opera. La sua ricomparsa avrebbe riacceso l’interesse di studiosi, ricercatori e appassionati del mondo leonardesco, soprattutto per la presenza della data incisa, della sigla “Lv”, dei nodi vinciani e delle possibili connessioni iconografiche con Salaì.
Ancora oggi Il Garzone o più comunemente indicata in dialetto lombardo del '400 come “Lo zovene angelo”, rimane un’opera enigmatica e discussa.
Alcuni studiosi ritengono che possa trattarsi di una rara testimonianza uscita direttamente dall’ambiente della bottega leonardesca milanese; altri preferiscono parlare di un’opera lombarda di forte influenza leonardesca.
La presenza simultanea di:
rende tuttavia Il Garzone una delle opere più affascinanti e misteriose legate all’universo leonardesco della fine del Quattrocento.